Così ho conosciuto Bill il democratico

Al centro: Bill De Blasio, sindaco di New York, con Michele Reca e la zia Francesca Reca

Un nostro studente ha incontrato in America Bill De Blasio, dal 1° gennaio sindaco di New York

Partire per le vacanze estive e, a distanza di qualche mese, rendersi conto di aver conosciuto l’attuale sindaco di New York City, lascia pensare all’imprevedibilità della vita. E‘ quanto mi è successo la mattina del 6 novembre 2013 sentendo sui Tg la notizia dell’elezione di Bill De Blasio a mayor della città più nota d’America. De Blasio ha iniziato il suo mandato il 1° gennaio 2014.
Grazie all’appoggio di alcuni parenti che risiedono nella Grande Mela, ho avuto la possibilità di soggiornare per circa tre mesi nel Nuovo Mondo, iniziando come turista e finendo per sentirmi cittadino americano. Devo ammettere di essere stato trascinato nell’euforia della propaganda politica che lega indistintamente non solo tutti i cittadini americani per nascita, ma anche, e forse con maggior enfasi, tutti coloro che hanno lottato per ottenere la cittadinanza americana. In questo clima di speranza ho avuto l’onore di collaborare all’organizzazione di un appuntamento del candidato a sindaco di New York con la cittadinanza.
Così, una sera di luglio, a Brooklyn si è tenuto un avvincente incontro tra il candidato e la popolazione, incontro che senza dubbio ha lasciato il segno in quel territorio. Infatti Brooklyn, assieme a Manhattan e al Queens (il distretto di New York che con il suo 50% ca di immigrati rappresenta la realtà più diversificata dal punto di vista etnico e culturale della città), è uno tra i neighborhoods (quartieri) che hanno maggiormente sostenuto l’italo-americano democratico nella corsa, portandolo alla vittoria finale.
Una vittoria conferita dal 75% dei cittadini. De Blasio ha tenuto un accattivante discorso nel quale ha palesato le idee radical-liberali, promettendo alla popolazione una maggior pressione fiscale per il ceto ricco e agevolazioni per quello medio e soprattutto per quello povero.
Alla fine del suo intervento, si è preoccupato di rispondere alle domande dei cittadini. Durante il colloquio guardavo la varietà dell’adunanza, compatta come mai nel sostenere il proprio ideale politico. Tra gli altri, era dato vedere alcuni esponenti della comunità ebraica newyorkese e, accanto, i rappresentanti della celeberrima Società dei Cittadini di Pozzallo di New York.
Date le sue origini, non stupisce quanto De Blasio abbia a cuore il tema dell’immigrazione, che rappresenta uno tra i maggiori problemi alla città. Il candidato non si è spaventato ad aprirsi alla cittadinanza. In particolare si è fatto portavoce di tutte quelle famiglie che hanno non poche difficoltà per l’istruzione dei figli, dovendosi affidare a costosissimi istituti privati vista la mancanza di un adeguato numero di scuole pubbliche.
Padre di due adolescenti che vanno fieri della loro identità afroitaloamericana, difensore dei diritti delle classi economicamente più deboli, promotore del rinnovamento della città: così si è presentato il candidato democratico, e non meraviglia il fatto che sia stato capace di convincere la stragrande parte dei cittadini di New York. A ciò si aggiunga la popolarità acquistata dalla moglie Chirlane McCray, poetessa di colore, attivista gay negli anni Settanta, e si comprendono le ragioni di un successo annunciato.
Alla fine dell'incontro ho avuto la possibilità di avvicinarmi a Bill e di scambiare qualche parola con lui. In pochi minuti mi si è manifestata l’essenza della sua personalità: grande voglia di fare, calore umano, capacità comunicative davvero rilevanti. Dopo essermi presentato, il futuro sindaco mi chiede da quale parte della città arrivo. Chiarito che sono italiano e che mi trovo lì per trascorrere le vacanze, mi interrompe ed esclama con forza: ''Dobbiamo conservare le nostre tradizioni!''. Ho subito pensato che l’America, pur avendo radici proprie, ha sempre riconosciuto le attese degli uomini e delle donne che hanno cercato in essa una realizzazione umana, lasciando che gli emigrati si integrassero conservando l’originaria identità.
Sono tornato nel vecchio continente con la consapevolezza che oltreoceano ci si batte ancora per migliorare quella che, nonostante la crisi planetaria attuale, rimane una solida realtà politica. Frutto di una mentalità che neanche lontanamente richiama quella italiana.

Michele Reca
Istituto di Istruzione Superiore “G. Curcio” - Ispica (RG)
Classe IV B classico

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